“l’ucelletto” di Trilussa

Oggi voglio proporvi una bella poesia satirica del grande poeta romano Carlo Alberto Salustri, meglio conosciuto con il nome di Trilussa (http://it.wikipedia.org/wiki/Trilussa), dal titolo "l’ucelletto". Questa poesia ha più di 50 anni..ma è sempre attuale, comica e bella fresca come se fosse stata scritta adesso… Inseriso un video dove, la poesia, è recitata da una grande voce quale quella di Andrea Bocelli quando, quest’ultimo, fù ospite a Viva Radio 2 il 13 marzo 2007.
 

 

 
 
Era d’Agosto e il povero uccelletto
ferito dallo sparo di un moschetto
andò per riparare l’ala offesa,
a finire all’interno di una chiesa.

Dalla tendina del confessionale
il parroco intravvide l’animale
mentre i fedeli stavano a sedere
recitando sommessi le preghiere.

Una donna che vide l’uccelletto
lo prese e se lo mise dentro il petto.
Ad un tratto si senti’ un pigolio
pio pio, pio pio, pio pio.

Qualcuno rise a ‘sto cantar d’uccelli
e il parroco, seccato, urlo’: "Fratelli!
Chi ha l’uccello mi faccia il favore
di lasciare la casa del Signore!"

I maschi un po’ sorpresi a tal parole
lenti e perplessi alzarono le suole,
ma il parroco lascio’ il confessionale
e: "Fermi – disse – mi sono espresso male!
Tornate indietro e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire!"

A testa bassa e la corona in mano,
le donne tutte usciron pian piano.
Ma mentre andavan fuori grido’ il prete:
"Ma dove andate, stolte che voi siete!
Restate qui, che ognuno ascolti e sieda,
io mi rivolgo a chi l’ha preso in chiesa!"

Ubbidienti in quello stesso istante
le monache si alzarono tutte quante
e con il volto invaso dal rossore
lasciarono la casa del Signore.

"Per tutti i santi – grido’ il prete –
sorelle rientrate e state quiete.
Convien finire, fratelli peccatori,
l’equivoco e la serie degli errori:
esca solo chi e’ cosi’ villano
da stare in chiesa con l’uccello in mano!"

Ben celata in un angolo appartato
una ragazza col suo fidanzato,
in una cappelletta laterale,
ci manco’ poco si sentisse male
e con il volto di un pallore smorto
disse: "Che ti dicevo ? Se n’e’ accorto!"

 
Questa poesia è stata poi ripresa da molte persone, nel corso degli anni, ed è stata recitata e scritta in vari dialetti. Vi propongo quella di Federico Salvatore, il quale l’ha cambiata un pò… anche se, personalmente, mi spiace per Salvatore, mi piace più il finale di Trilussa.
 
 
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