Omicidio di Perugia

Era il 2 novembre 2007 quando l’Italia apprende dell’omicidio di una studentessa inglese venuta a studiare in Italia tramite il progetto Erasmus. "Ragazza inglese sgozzata in casa" era il titolo base, in quei giorni, su questo orribile delitto.  "Una studentessa inglese di 22 anni, Meredith Kercher, è stata trovata morta nel primo pomeriggio di venerdì a Perugia, in un appartamento in un casolare di via Sant’Antonio. A scoprire il corpo della giovane, seminuda e con una vistosa ferita di arma da taglio alla gola, è stata la polizia postale, durante un controllo su due cellulari ritrovati nel giardino di una casa poco distante. I telefonini sono risultati di proprietà della stessa ragazza uccisa. Il corpo della giovane, che viveva con altre tre ragazze, assenti al momento del ritrovamento del cadavere, era coperto da un piumone. La ragazza indossava i pantaloni e una maglietta che però era alzata e lasciava scoperto il petto. " http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_02/Perugia_studentessa_sgozzata.shtml
 
Il giorno dopo, il 3 novembre, alle 23:10, negli uffici della questura di Perugia viene interrogata Sophie Purton, 20 anni, amica della giovane inglese assassinata la sera del primo novembre. È lei la prima a rivelare che nella casa del delitto c’è sempre stato un gran viavai. I poliziotti decidono così di convocare Amanda Knox, la ragazza statunitense adesso accusata di aver partecipato al delitto. "Viene interrogata alle 14.45 del 4 novembre. E non nega. «Questo giovane che frequenta un Internet Café è argentino e si chiama Juve. È venuto a casa mia almeno cinque volte, l’ultima il 31 ottobre. Conosce anche Meredith perché l’ha conosciuta al bar con me. Juve non ha mai provato a stare con me, ha come modo di fare il vizio di abbracciare e toccare anche quando non è ubriaco… Gli altri uomini che ho portato a casa sono un certo Spyros solo una volta nel mese di ottobre e in quell’occasione ha conosciuto Meredith; Daniele, di Roma, di cui non conosco il numero telefonico, è venuto a casa due volte, la seconda ha parlato con Meredith salutandola ». Il resto lo aggiunge neanche due ore proprio uno dei ragazzi che abitano al piano terra, Stefano Bonassi: «Un paio di volte sono venuti a casa nostra tre amici di Roma, uno di questi si chiama Daniel De Luna. Quest’ultimo, nella seconda occasione che è venuto a casa, ha avuto un rapporto sessuale con Amanda». Sono tante le persone che frequentavano le studentesse. E la loro presenza, che adesso affolla l’indagine, alimenta dubbi sulla versione fornita da Amanda Knox. Chi c’era davvero nell’appartamento quando Meredith è stata assassinata? E che ruolo ha avuto lei? «La sera del primo novembre Patrick e Meredith hanno avuto un rapporto sessuale. Mi pare che io ero in cucina. A un certo punto ho sentito le grida di Meredith e io spaventata mi sono tappata le orecchie. Poi non ricordo più nulla», ha affermato Amanda. È una versione che non regge. L’accusa ritiene che fosse presente al momento della violenza e «abbia dato un contributo a Patrick Diya». Se anche così non fosse, sembra impossibile che dopo aver sentito le grida dell’amica non sia corsa in camera. E soprattutto, se davvero è stato Patrick ad uccidere Meredith, che cosa hanno fatto dopo? Qualcuno ha certamente tentato di pulire il sangue. Qualcuno ha rotto il vetro di una finestra nel tentativo di simulare un furto commesso da estranei. Ma chi? Possibile che nessuno di loro si sia sporcato? Che fine hanno fatto i vestiti?"
 
HASHISH E FESTE – Il quadro che emerge dai verbali dei giovani che frequentavano Meredith e le sue amiche è quello di un «gruppo allargato». Ragazzi che si sono trasferiti a Perugia per studiare, che vivono lontano dalle famiglie e non sembrano avere regole. Ragazzi che vivono la notte, che vagano di festa in festa, che spesso si ubriacano e fumano spinelli fino a stordirsi. Lo racconta anche Giacomo Silenzi, che con Meredith stava insieme da circa tre settimane. La sera dell’omicidio era a casa dei genitori a Porto San Giorgio. «Nonostante mi piaceva molto — dice — non provavo alcuna gelosia nei suoi confronti… Insieme ai miei amici faccio spesso uso di hashish e marijuana, ma non di altre droghe. Anche Meredith faceva uso di hashish e spesso l’assumevamo insieme, o noi due da soli o insieme ai ragazzi del condominio. In genere prendevamo la droga nel centro di Perugia, sulle scale di fronte alla chiesa di piazza 9 Novembre, ma non conosco i nomi degli spacciatori. Ogni volta che ci serviva, uscivamo e andavamo in piazza per rifornirci. Non ricordo che le ragazze avessero mai avuto la droga, in genere la fornivamo noi ragazzi». Canne, ma anche alcol. Accadeva spesso che le ragazze tornassero ubriache. Una sera fu Hicham Khiri, marocchino ventottenne, a riaccompagnarle a casa. Lo ha raccontato lui stesso il 3 novembre: «Eravamo al Gradisca. Era sabato e io ero con un mio amico che si chiama Abdel. All’interno del locale ho visto che c’era tutto lo staff del Merlin e molte studentesse straniere per le quali ogni sabato viene organizzato un pullman. A fine serata, uscendo dal parcheggio, abbiamo incontrato Meredith e Sophie, quest’ultima ubriaca, e un’altra ragazza che non conosco. Meredith mi chiese se, viste le condizioni di Sophie, potevamo riaccompagnarle a casa». "
 
6 novembre 2007 "

Le indagini sull’omicidio della studentessa inglese

Delitto di Perugia, tre fermi

Sono la coinquilina americana della vittima, il suo fidanzato e un cittadino congolese

PERUGIA – Svolta nelle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher, la ragazza inglese di 22 anni uccisa a Perugia. La polizia ha fermato tre persone: si tratta di Amanda Marie Knox, 20 anni statunitense, compagna di casa della vittima; il fidanzato della Knox, Raffaele Sollecito, 24 anni; Lumumba Diya, detto Patrick, 38 anni, musicista congolese residente in città e gestore di un locale da diversi anni. Le accuse sono di omicidio volontario e violenza sessuale. Amanda Marie Knox lavorava per Lumumba , facendo volantinaggio per il suo locale notturno nel centro storico di Perugia. Sembra che anche Meredith avesse chiesto di essere assunta come cameriera dal trentottenne congolese.
Il questore del capoluogo umbro, Arturo De Felice, ha affermato che «tutti e tre hanno partecipato al fatto» e ha sottolineato che «la giovane Meredith era moralmente integerrima» (non sono state rinvenute tracce di alcool o droghe). I magistrati perugini hanno parlato di «intenti di sopraffazione sessuale da parte dei presunti colpevoli nei confronti della vittima e conseguente ribellione di quest’ultima». Con i tre fermi, ha spiegato il questore, l’indagine è chiusa. Anche se restano ancora aperti alcuni interrogativi (
l’arma del delitto, ad esempio, non è stata ancora trovata).
LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO – Gli inquirenti che indagano sull’omicidio starebbero concentrando la loro attenzione su due dei tre fermati, che si ritiene fossero presenti nella stanza del delitto, e ipotizzano che a colpire Meredith sia stato uno dei due uomini. In particolare l’attenzione si starebbe concentrando su Lumumba Diya, mentre il ruolo dell’altro giovane, il barese Raffaele Sollecito, sarebbe più defilato o comunque diverso. In base agli elementi emersi finora, però, c’è ancora incertezza su quanto avvenuto la notte del delitto, nell’abitazione della studentessa. Qualcosa comincia però ad emergere: a mettere sulla pista giusta gli inquirenti sarebbe stata Amanda Marie Knox. Sarebbe lei, durante l’interrogatorio, ad essere caduta più volte in contraddizione. Ed è anche sul suo ruolo che si sarebbe concentrata l’attenzione. Per avere ulteriori risposte bisognerà però attendere i risultati degli esami condotti dagli uomini della polizia scientifica. Ci sono infatti dei tempi tecnici legati ad alcuni accertamenti chimici e biologici ancora in corso, che consentiranno la comparazione delle impronte e delle macchie trovate all’interno della stanza dove è stata uccisa la studentessa inglese. Solo quando arriveranno i risultati si potrà avere un quadro più chiaro di quanto avvenuto nell’appartamento.

LA SVOLTA – Ma come sono arrivati gli inquirenti al fermo dei tre indagati? Una prima svolta nelle indagini c’è stata lunedì sera quando dai laboratori sono arrivati i risultati sulle macchie di sangue trovate dall’Ert, gli esperti rilevamento tracce del servizio della polizia scientifica, nell’appartamento al primo piano, sotto quello dove abitava Meredith, occupato da quattro ragazzi. Stabilire se quel sangue fosse stato della studentessa era fondamentale per le indagini: una risposta affermativa avrebbe fatto entrare nel cerchio dei sospetti anche i 4 giovani, che avevano tutti fornito un’alibi per la sera dell’omicidio. Gli esami hanno invece stabilito che quelle tracce sono di sangue animale, cioè di un gatto che viveva nell’appartamento. Escluso qualsiasi coinvolgimento dei quattro studenti è tornata «privilegiata» la pista delle amicizie della studentessa. «Era evidente che fosse qualcuno del giro» dice una fonte. Ad indirizzare in particolare l’attenzione sulla ragazza americana e sul suo giro sono stati appunto i tabulati telefonici con le chiamate effettuate da Meredith prima di essere uccisa e le impronte trovate nella stanza in cui si è verificato l’omicidio. «C’è un quadro generale di responsabilità» sottolinea ancora la fonte, anche se i ruoli dei tre fermati sono ancora da delineare. E proprio per chiarire questi aspetti e per la necessità di compiere accertamenti urgenti e irripetibili, sono scattati i provvedimenti di fermo. Nell’abitazione e nella camera di Meredith, gli uomini dell’Ert e della polizia scientifica di Perugia per tre giorni hanno raccolto diverse decine di impronte digitali e numerose tracce biologiche, sicuramente di sangue ma anche di altre sostanze organiche. Su queste tracce sono in corso gli accertamenti, quelli irripetibili appunto, dovranno essere svolti con l’assistenza dei legali degli indagati.

AMATO – «Una morte orribile – ha commentato il ministro dell’Interno, Giuliano Amato – una brutta vicenda, in cui persone che questa ragazza aveva in casa hanno tentato di portarla a rapporti che lei non voleva avere ed è stata uccisa. Questa sembra essere la ricostruzione di ciò che è avvenuto».

IL PADRE: INCREDULO E DISTRUTTO – John Kercher, padre della ventunenne inglese, si è detto incredulo e distrutto. «Meredith non era quel tipo di persona, non sarebbe mai rimasta coinvolta in cose di questo tipo»."

http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_06/perugia_studentessa_meredith_questura_uccisa.shtml

Poi si passa al 5 maggio 2008 "

L’ivoriano, uno dei tre accusati dell’omicidio, lo avrebbe detto nell’interrogatorio
Il diverbio sarebbe nato probabilmente per una questione di soldi

Delitto di Perugia, la verità di Rudy
"Tra Mez e Amanda lite per soldi"

PERUGIA – Un litigio probabilmente per questioni di soldi. È questo l’ultimo sviluppo dell’omicidio di Meredith Kercher, stando a quello che avrebbe raccontato Rudy Hermann Guede nel suo interrogatorio:" Mentre ero in bagno ho sentito Amanda e Meredith litigare probabilmente per una questione di soldi".
Il giovane ivoriano in carcere assieme ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito con l’accusa di omicidio e violenza sessuale lo avrebbe detto nel corso dell’interrogatorio in carcere dello scorso 26 marzo. Nella testimonianza raccolta davanti al pubblico ministero di Perugia, Giuliano Mignini, titolare dell’inchiesta sulla morte della studentessa inglese uccisa a Perugia il 1 novembre scorso. Rudy Guede ha raccontato di aver sentito litigare le due ragazze mentre era in bagno.
Alla base del diverbio una possibile questione di soldi. In effetti
una somma risulterebbe scomparsa dalla stanza di Meredith e di tale somma la madre della studentessa uccisa, avrebbe chiesto conto in occasione della visita a Perugia per l’incidente probatorio di aprile). Il giorno in cui fu uccisa, la studentessa inglese aveva prelevato 250 euro dal suo conto, per pagare l’affitto, soldi di cui si è persa traccia. Se tale circostanza venisse riscontrata si aprirebbe di fatto un nuovo movente, dopo che gli inquirenti si erano concentrati a lungo sulla pista del gioco sessuale.

Nuovo avvocato per Sollecito. Intanto si è svolto stamani nel carcere di Terni, il primo incontro tra Raffaele Sollecito e l’avvocato Giulia Buongiorno, entrata a far parte del collegio difensivo del giovane pugliese. Raffaele Sollecito "è molto, molto provato, come può essere un ventitreenne detenuto per un omicidio del quale si sente la seconda vittima", ha detto l’avvocato Bongiorno al termine dell’incontro.
"Ho accettato l’incarico di difendere Sollecito – ha spiegato il legale, e parlamentare del Pdl – perchè dopo avere letto attentamente le carte dell’inchiesta ho radicato in me il convincimento della sua innocenza. Non aprioristicamente ma dopo avere consultato gli atti". 
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/perugia-uccisa7/litigio-soldi/litigio-soldi.html

Poi si passa alle dichiarazioni del 26 settembre 2008"

Da quale parte tirerà il vento si è già capito dopo l’udienza preliminare. Nel giallo di Perugia si va a vele spiegate verso un processo mediaticamente irresistibile. Anche perché in aula le cose che conteranno davvero saranno tracce di sangue, luminol e prove al microscopio. Un copione che conosce bene il professore Carlo Torre, 62 anni, uno dei medici legali più famosi d’Italia.

Nel 2002 la sua perizia sul pigiama insanguinato convinse il Tribunale del riesame a scarcerare Annamaria Franzoni. Poi però Torre lasciò l’incarico dopo l’entrata di Carlo Taormina nel collegio difensivo.
Ora è consulente tecnico degli avvocati di
Amanda Knox: la studentessa americana accusata di aver ucciso la sua coinquilina, Meredith Kercher, assieme a Rudy Guede e Raffaele Sollecito. L’ivoriano, quello contro cui le prove sembrano consistenti, sarà giudicato con il rito abbreviato: entro la fine di ottobre arriverà la sentenza. I legali degli ex fidanzati hanno scelto invece l’iter ordinario. Nelle prossime settimane il gup deciderà se processarli. Esito che appare però piuttosto scontato. Così come l’importanza che giocheranno le prove scientifiche.
Torre si accende una sigaretta dietro l’altra. Ha i capelli bianchi scarmigliati e inforca voluminosi occhiali rotondi. Agli avvocati di Amanda, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, ha appena consegnato una consulenza in cui mette in dubbio i capisaldi dell’inchiesta.
Quali sono le sue conclusioni?
Per prima cosa, tutti gli elementi indicano che l’aggressore è stato solo uno: abbatte al suolo la vittima, la piglia per il collo e la accoltella. Chiuso: finita lì.
La Procura ritiene il contrario: Meredith sarebbe stata assalita, bloccata e uccisa da più persone.
Per tenere fermo qualcuno di solito lo si afferra per i polsi: e invece la ragazza ha lesioni solo sui gomiti e a un avambraccio.
La sua consulenza smonta anche le indagini genetiche. In bagno è stata trovata una goccia di sangue di Amanda sul rubinetto. E c’è il suo Dna misto a quello di Meredith in altre tre tracce ematiche: nello scolo del lavabo, in quello del bidet e su una confezione di bastoncini per orecchie.
Che l’assassino si sia lavato in bagno mi pare abbastanza probabile. Che ci sia del sangue di Meredith è chiaro: l’omicida una sciacquatina se la sarà pure data prima di uscire per strada… E non mi stupisce nemmeno che, nello stesso scarico, ci sia il Dna di Amanda, che viveva in quella casa. Io mi faccio il bidet, poi un altro ha un’emorragia: alla fine ci saranno due profili genetici, ma nessuno mi potrà dire di chi è il sangue e di chi sono i residui organici. Queste tracce miste non vogliono dire niente. In uno scarico il Dna può durare a lungo: nel bagno dei Carretta è stato trovato nove anni dopo il triplice omicidio.
Per gli investigatori invece Amanda può essere stata colpita durante la colluttazione, quindi ha perso sangue dal naso.
Non c’è alcuna prova che le abbiano dato un pugno o una gomitata. La verità è che quella era una casa di studenti: dubito che passassero lo straccio ogni giorno.
Nella sua stanza e nel corridoio che porta alla camera di Meredith sono state trovate impronte compatibili con quelle dell’americana. Una ha persino il Dna di Amanda.
È normale che l’appartamento sia pieno di sue tracce. Le orme corrispondono grossomodo al numero 38. E allora? Altre coinquiline potevano avere la stessa misura. Non sono impronte digitali: c’è solo una generica compatibilità dimensionale.
Le orme sono risultate positive al luminol: verosimilmente si tratta di sangue, dice la Scientifica.
Invece non c’è niente che lo faccia pensare. Il luminol, per esempio, è positivo alla maggior parte dei detersivi. Se lavo il pavimento con un detergente e poi ci passo sopra, le mie impronte saranno sicuramente luminescenti.
Una ha però il Dna di Amanda.
Può averlo lasciato camminando. O pestando uno sputacchio la settimana prima. Su quel pavimento ci può essere di tutto. Non si può dire che il Dna sia stato depositato assieme all’orma. Se avessero fatto altri prelievi a terra avrebbero trovato ovunque tracce del passaggio della ragazza: ne sono sicuro. E poi: se quello è sangue, dovrebbe essere di Meredith. Allora come si spiega che non è venuto fuori anche il suo codice genetico? Mica si penserà che è di Amanda?
Contro l’americana c’è anche il suo Dna sul manico del coltello trovato a casa di Sollecito.
Lì non si vedeva nulla nemmeno al microscopio. E in un laboratorio in cui sono state fatti centinaia di esami sul sangue di Meredith, trovare il suo profilo su un campione non significa granché.
Vuol dire che il coltello potrebbe essere stato inavvertitamente inquinato?
Esatto. Il Dna può essere stato trasportato: sono cose che capitano. Per questo quando ci sono quantità tanto esigue di Dna bisogna ripetere il test molte volte.
È sicuro che non sia stato rifatto?
Non lo hanno specificato. Qualche dubbio mi viene…
Più che i singoli indizi, per i magistrati pesa però l’intero quadro accusatorio.
Dal punto di vista tecnico non vedo nessun quadro. Non ci sono elementi che indicano il coinvolgimento di Amanda e Raffaele nel delitto.
Perché ha accettato di diventare il consulente per la difesa dell’americana?
Perché sono curioso.
Si è occupato anche di Annamaria Franzoni nel caso di Cogne. Aveva detto che sarebbe stata l’ultima volta.
Invece dopo Cogne sono diventato più curioso di prima. E mi scandalizzo quando ho l’impressione che i risultati delle indagini scientifiche vengano utilizzati in modo partigiano. Se mi chiamano, in questi casi ho voglia di ficcarci il naso: per vedere se le cose sono state fatte bene.
E nel delitto di Perugia sono state fatte bene?
Ci sono interpretazioni che non riposano su dati reali. Per esempio: si dice che Meredith quando è stata aggredita era in ginocchio. Nulla avvalora questa tesi. Anzi, per me, è stata attaccata di fronte.
Altre ipotetiche forzature?
I tre sono accusati di violenza sessuale. Ma dall’autospia emerge che non c’è alcun segno di stupro. Nemmeno uno.
Se Amanda e Raffaele saranno rinviati a giudizio, il processo si giocherà prevalentemente sulle prove scientifiche?
Sì, come è successo a Cogne. I due casi, a parte la mia presenza, si somigliano moltissimo.
In che senso?
Un’inchiesta deve comprendere tutto: quando invece si basa essenzialmente su risultati tecnici, a meno che non siano palesi, non va bene. Io sono sicuro che quel pigiama Annamaria Franzoni non lo indossava. Eppure, con formule matematiche, si è detto il contrario. L’errore è metodologico: il dato di una macchina non è la verità assoluta. Bisogna interpretarlo, in modo che quadri con il resto. E se va contro la logica di solito è sbagliato.
Nella ricostruzione dell’accusa ci sono cose che si scontrerebbero con la logica?
Amanda e Raffaele prendono un coltello da casa del ragazzo, lo fanno arrivare nell’appartamento di Meredith e poi lo riportano indietro. Qualcuno mi spieghi che senso ha.
Non sempre in casi del genere si fanno cose ragionevoli. Altrimenti Amanda e Raffaele non avrebbero detto tutte quelle fandonie.
Sono stati stupidi. O tanto fumati da non ricordare quello che avevano fatto la sera prima dell’omicidio.
Il coltello sarà uno dei punti fondamentali del processo?
Secondo me sì. Assieme alle orme e al gancetto del reggiseno di Meredith, quello su cui è stato trovato il cromosoma Y di Sollecito. A meno che la Procura non abbia nuove carte da giocare.
Lei cerca sempre di dimostrare concretamente le sue tesi. Per la difesa della Franzoni copiò con un pennarello le macchie di sangue su un pigiama comprato ai grandi magazzini. Cosa porterà in Tribunale se Amanda venisse processata?
Vedremo… Spero però che questo sia uno di quei casi in cui se un giudice vuole capire, capisce. Io credo sia possibile smontare gli indizi. Ma non è mai facile. Spesso c’è fiducia messianica nelle indagini scientifiche. E io ho paura di tutta questa scienza nella giustizia: proprio perché la scienza la conosco bene.
Amanda è innocente?
Non lo so. Ma contro di lei non c’è nessuna prova"
http://blog.panorama.it/italia/2008/09/26/delitto-di-perugia-amanda-io-ti-salvero/

Queste sono parole di mesi fà. Il 18 ottobre 2008 è arrivata la notizia :"Omicidio Meredith, requisitoria pm: Metz uccisa per rifiuto orgia. Questo il movente per la Procupa, imputati presenti in udienza" e segue "i pm chiedono ergastolo per Rudy Guede. Gli altri due imputati hanno scelto il rito ordinario"

 

Ora do il mio giudizio personale sulla cosa. Non chiamatemi rompipalle e non pensate che sia una riflessione fatta da poco: quel che sto per dire lo pensai dal primo momento che vidi gli indagati di sta cosa. A me non mi piacciono nessuno dei tre, hanno, a mia opinione, la faccia degli infami che hanno fatto il guaio, vogliono salvarsi facendo tutti i bravi e dicendo che lo sono sempre stati, e poi lo tengono marcato in faccia che sono "viziosi". Adesso non voglio fare il moralista quando dico "viziosi" ma, quando si mescolano più culture di diversi paesi, abbiamo l’america, cultura massima tra trombate, droga e quant’altro, nei college, le famose "feste degli studenti del college" dove ci si ubriaca, si tromba d’avanti a tutti e via discorrendo, poi si mette il fatto "base" che sono ragazzi di 20 anni che sono lontani da casa e possono fare quello che vogliono… ed uno, a 20 anni, fa un macello se è lontano da casa ed è predisposto alla ricerca di casino per divertirsi. Io non avevo letto ancora gli articoli, quando uscirono all’epoca, che già dissi "questi stavano tutti fatti, poi sono passati chissà a quale zozzeria sessuale e poi hanno perso il controllo". Lo dissi perchè sono studente universitario anche io, quindi conosco l’ambiente, anche se me ne estraneo totalmente. Qui il fatto è semplice: dobbiamo abituarci, e parlo per i ventenni-trentenni, che stare in uno Stato estero, lontano dai genitori, da chi ci controlla, non significa che possiamo fare quello che cazzo vogliamo, anzi, noi dobbiamo essere ancora più responsabili di quando siamo a casa nostra, perchè ci troviamo in casa d’altri, i quali ci vedono come "ambasciatori" del nostro Paese, perchè sono sicuro che, se io italiano faccio un casino in un’altra Nazione, verrà marcata tutta l’Italia per la stronzata che ho fatto io, come adesso ho marcato io Amanda attraverso le "particolarità" della gioventù americana. Io sono semplicemente schifato per tutto quello che sta succedendo nel mondo, non servirà a niente dirlo, ma me ne frego, ormai credo che parlare sia l’ultima libertà rimasta (almeno spero)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...