ho scampato la morte….

Il 14 giugno 2008 sono scampato alla morte…
 
Ero andato con mio nonno a lavorare, accompagnandolo per fargli dei video da mettere su YouTube. Dopo aver cantato al Grand Hotel La Sonrisa ci stavamo dirigendo, io, mio nonno e l’impresario di quest’ultimo, Vincenzo, verso Maddaloni dove mio nonno doveva andare a cantare. All’improvviso ci troviamo ad un incrocio. Un furgoncino ci precedeva ed aveva messo la freccia a sinistra, Vincenzo, che guidava, affiancato da mio nonno, mentre io ero dietro a mio nonno, dato che doveva proseguire dritto, si dirige verso la parte destra del furgoncino, che ripeto aveva la freccia a sinista, per sorpassarlo. All’improvviso il furgoncino cambia freccia e si butta a destra. In una frazione di secondi Vincenzo si ritrova il furgoncino d’avanti, e lì è avvenuto il disastro. Per scansare il furgoncino sterza verso destra e ci schiantiamo dentro al muro. Il colpo massiccio è verso destra, verso mio nonno e me dietro. Quello ch’è successo non so come descriverlo a parole, e mi si verma ancora il cuore in gola a ricordarlo. La forte sterzata e all’improvviso una pioggia di frammenti del vetro dello sportello sinistro mi arriva addosso e subito dopo una grande nube di polvere. Il forte urto dato dalla cintura non mi fa respirare per qualche secondo, mio nonno inizia a gridare mentre vedo che ha il braccio destro che muove a vento dopo che l’osso è uscito dalla sua cavità. vincenzo si mette ad urlare con il guidatore del furgoncino mentre io, stordito e in lacrime, e mio nonno, siamo in macchina. Alcune macchine si fermano e ci soccorrono, chiamando due ambulanze e tirandoci fuori dalla macchina accartocciata d’avanti. Piango e mi dispero ma non per me, ma alla vista di mio nonno urlante che si manteneva il braccio ed invocava aiuto ai passanti. Il dolore mi prende sullo sterno, alla base della gabbia toracica e alla cervicale. Arrivano le ambulanze, caricano mio nonno e quest’ultimo urla chiedendo che fossi portato nella sua stessa ambulanza. Gli infermieri mi chinano su una barella e mi caricano. Mentre ero dentro non capivo niente, cercavo di reagire parlando con l’infermiere spiegandogli dove provavo dolore, mentre quest’ultimo mi infilava una flebo. Io vedevo tutto verso l’altro come capita in alcune riprese in film dove si da il punto di vista del malato in barella. Ci portano dentro ed io piango e mi dispero sentendo che l’ortopedico fa la "manovra" a mio nonno per rimettergli l’osso al suo posto. Arrivano i medici e gli spego dove ho il dolore indicandogli le costole mobili che permettono la respirazione grazie all’allargamento dei polmoni, tutte queste definizioni date su un lettino, con i dolori e i giramenti di testa, ma mi serivivano perchè non volevo perdere conoscenza, quindi tenevo il cervello in moto. A queste definizioni la dottoressa mi chiede "che lavoro fai?" io tutto stordito rispondo "università" e lei "e cosa?", io "architettura", "e come fai a sapere queste cose?", "mi piace avere una cultura generale" e, anche se in dolore, ci mettiamo a ridere per sdrammatizzare la cosa. Dopo altre flebo ed prelievi mi portano a fare le radiografie. La fortuna vuole che nessuno di noi ha niente. Mio nonno ha solo una piccola micorfrattura all’osso ma la lussazione è stata risolta rimettendo l’osso al proprio posto. L’unico grande fastidio che ho è alla cervicale, al punto che, come tutt’ora, mi hanno messo un collare per tenere il collo fermo. L’incidente è successo verso le 19:00/19:30 e solo alle 23:00 e qualcosa usciamo dal Pronto Soccorso e solo all’ora mi rendo conto che non so neanche dove mi trovo, scoprendo che sono al Pronto Soccorso di Maddaloni. Dopo ci portano a vedere la macchina, ed io colgo l’occasione per farvi una foto. E’ stato un miracolo che l’urto è stato scaricato sull’asse delle ruote, se l’urto era frontale ora non sarei qui a scriverlo. Mentre mi riprendevo dallo schianto, stesso in macchina mi sono parsi d’avanti agli occhi mio nonno, mia madre, mio fratello ma sopratutto Elena… Mi è stata d’avanti agli occhi per ore, mentre ero stordito. Io non so se siano state le anime dei miei morti o chissà chi a salvarci, ma per come sono andate le cose, che ripeto non avranno mai lo stesso senso di quello che ho fissuto e che difficilmente dimenticherò, è stata l’azione di qualcuno più grande di noi a farci salvare…

   


 

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